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La produzione della Vitis vinifera può essere collocata attorno al 5000-6000 A.C. e probabilmente il primo vino fu prodotto in Mesopotamia.La vite si propagò in Grecia tra il 2000 ed il 1500 A.C. e successivamente tra i popoli etruschi e latini. Il processo di lavorazione era molto semplice: l’uva veniva pigiata con i piedi, strizzata in sacchi di tela ed il mosto veniva colato in contenitori di terracotta nei quali fermentava. I vasi venivano sigillati e conservati fino al momento del consumo. Presso i Greci ed i Romani venivano utilizzate resine di alberi per insaporire il vino e per conservarlo meglio. Ancora oggi viene prodotto in Grecia un vino resinato ( Retsina). Anche il sale ed altre spezie venivano utilizzati per aumentare la conservazione del vino. All’epoca, il vino veniva quasi sempre annacquato prima di essere bevuto.



La prima grande evoluzione nella produzione del vino si deve alle botti di legno, invenzione dei popoli nordeuropei, che gradualmente sostituirono le anfore di terracotta (inizio era cristiana). La qualità del vino migliora decisamente, soprattutto per la produzione di vini più pregiati, le botti permetteranno una esposizione illimitata all’aria e tutto il processo di invecchiamento ne risentirà positivamente.
Il vino rivestì grande importanza a seguito alla diffusione del Cristianesimo perché era uno degli elementi fondamentali dei riti di questa religione, ma dopo la decadenza dell’Impero Romano, la vit, in Italia, riprese ad essere coltivata solo in epoca feudale. In questo periodo, invece, la Francia diventò il maggior produttore di vino.

Un vero e proprio commercio di vino, con un livello qualitativo ancora scarso, inizia solo nei primi anni del Seicento.
Le tecnologie moderne si basano sugli studi del chimico e biologo francese Luigi Pasteur, che nell’Ottocento studiò le fermentazioni operate dai lieviti. Furono così gettate le basi dell’enologia moderna, che si deve avvalere sia di conoscenze chimiche-microbiologiche, sia di conoscenze applicative derivate dall’esperienza della coltivazione della vite e della produzione.
La strada intrapresa nell’ultimo periodo verso la produzione di qualità è solo agli inizi, ma è l’unica da percorrere per ottenere buoni risultati riducendo parallelamente la quantità. Anche il consumo pro-capite è diminuito: attualmente è al di sotto dei 60 l all’anno ed è evidente la differenza con la situazione di una ventina d’anni fa, quanto in Italia si bevevano circa 90 l di vino all’anno. A questo dato fa riscontro un aumento della richiesta sotto il profilo qualitativo e, se è vero che sono ancora preferiti i vini rossi, molti consumatori apprezzano sempre più i vini bianchi frizzanti.
Il vino viene utilizzato anche per numerose preparazione culinarie, soprattutto in Italia, Francia o altri paesi con antiche tradizioni enologiche. Può essere usato anche per preparare marinate per carni di selvaggina e court-bouillon per la cottura di pesci, ma anche come vero e proprio liquido di cottura per stufati o stracotti di carne. Un altro impiego prevede la sua addizione a diverse salse o nella preparazione dei risotti, nei quali viene aggiunto all’inizio in modo che i suoi caratteri aromatici vengano assunti dal riso integrandosi perfettamente con gli altri ingredienti mentre l’alcool evapora.
Possono essere usati vini bianchi, rossi o rosati, quasi sempre secchi anche se,in alcuni casi, si prevede l’impiego di vini speciali come il marsala, il porto ed altri ancora.

Alcune preparazioni gastronomiche che vedono il vino protagonista sono la salsa madera e la provenzale, il brasato al barolo, le animelle, il rognone e le scaloppine al marsala, lo stufato al vino bianco, le puntine di maiale al vino rosso, le salsicce al vino bianco.



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